Avete presente la famosa Restaurazione, il Congresso di Vienna del 1815?
Quel processo politico che aveva cercato di schiacciare i meccanismi innescati dalla Rivoluzione Francese?
Ebbene negli anni '80 la "restaurazione" e' tornata e la storia, che tanto ci insegna, si e' ripetuta.
Con l'allentarsi del pericolo comunista rappresentato dall'Unione Sovietica, quel modello capitalista in cui i mercati finanziari erano imbrigliati dalla presenza di istituzioni Pubbliche forti, ha iniziato ad essere smantellato.
Era un modello, che, dopo la Seconda Guerra Mondiale e la Crisi Finanziaria del 1929 (innescata dalla stessa/identica deregolamentazione che stiamo sperimentando sulla nostra pelle), aveva garantito all'Occidente 30 anni di prosperita' economica relativamente stabile ma, soprattutto, aveva garantito la distribuzione della ricchezza a fasce enormi della popolazione e si era caratterizzato dal raggiungimento di grandi conquiste nel campo dei diritti del lavoro.
Ebbene, con la fine "del pericolo rosso", questo stato di cose, tollerato dai detentori del potere economico, non aveva piu' senso di esistere.
E cosa, meglio di una crisi economica, generata dalla Guerra del Kippur e di conseguenza dall'innalzamento vertiginoso dei prezzi del petrolio, poteva convincere le masse?
L'allentamento dei vincoli alla finanza inizia qui, con la scusa o la credenza che solo essa poteva garantire una ripresa veloce dallo shock petrolifero... il Dio Mercato doveva tornare libero...
E' qui che partono le riforme di Reagan e della Tacher, ed e' sempre qui che in Italia, nel 1981 per mano di Andreatta, si consuma, senza nessuna opposizione del Parlamento e nel silenzio dei media, la separazione tra il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia, non piu' vincolata ad acquistare tutti i Titoli di Stato emessi, che invece vanno sul mercato = le grandi istituzioni finanziarie private.
E' tutta qui la causa dell'esplosione del nostro debito!!!
Fino al 1981 era contenuto intorno al 50% del PiL; dopo, per effetto dei tassi di interesse, non piu' decisi dallo Stato ma dal mercato, esplode.
Altro che sprechi e "vivere al di sopra delle nostre possibilita'"!
E da qui che lo Stato e' costretto ad introdurre manovre finanziarie che tagliano la spesa pubblica, riducono i nostri servizi, rallentano la crescita, con il conseguente incremento esponenziale del Debito/PiL.
Certo, si dira', l'inflazione frena...ma l'inflazione frena perche', a dispetto di teorie superate che la legano al denaro circolante, diminuisce la domanda di beni a causa della stagnazione della crescita e quindi a causa della disoccupazione!
A chi serve una frenata dell'inflazione?
Semplice, serve a chi detiene il capitale, ma soprattutto a chi detiene il Debito che dunque rimane costante e non viene svalutato.
Ma non ci fermiamo nel 1981... il disegno prosegue con la creazione dello SME e successivamente dell'Euro,che, oltre alla frenata dell'inflazione (=aumento della disoccupazione) ottiene anche l'obiettivo di fornire ai detentori del debito un cambio fisso, senza rischi di svalutazione della moneta dei paesi creditori.
E' cosi' che i paesi periferici (Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda) diventano il "pascolo" per i capitali della Germania e dei paesi dell'ex area-marco.
Si presta loro denaro gonfiandone la crescita e dunque incrementando le esportazioni.
Attenzione, in questa fase, che e' quella che davvero generera' la crisi, successiva succedono due cose importanti.
I suddetti paesi periferici diventano dipendenti dalle esportazioni dell'area centrale e smantellano il proprio tessuto manifatturiero gia' povero.
Non incrementa tanto il debito pubblico, ma soprattutto quello privato, con bilance dei pagamenti che virano sul profondo rosso.
...si prepara il terreno per il disastro che oggi stiamo vivendo...
Alla prossima puntata...
NOTA - Questo "riassunto della crisi", spero il piu' attendibile possibile, si basa sulla lettura del libro di Alberto Bagnai "Il tramonto dell'Euro" >>> acquistatelo e capirete sicuramente meglio tanto di quello che e' accaduto e ci accade intorno.
Alla fine nel modo piu' semplice e piu' attendibile; senza grandi complotti e congiure, ma basandosi semplicemente sulla scienza economica e sulla legge della domanda e dell'offerta.
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